Cappuccetto Rosso

Scritto nel Novembre 2019, modifiche superficiali nel febbraio del 2021

C’era una volta una deliziosa bambina soprannominata Cappuccetto Rosso. I capelli ricci, le mani paffute, sorrideva al mondo. Adorata dalla mamma e dalla nonna, non toglieva mai il cappuccetto cucito dalla bisnonna. 

Un giorno la mamma le disse: “Ti prego, vai a portare questa torta alla nonna ché con l’età ha meno pausa e una merendina zuccherata portata da te le farebbe un gran piacere”.  

Piccola ma brava, piccina ma autonoma poiché accudita da donne sin dalla nascita, Cappuccetto Rosso si avviò verso l’appartamentino della nonna poco distante da dove viveva. 

Per strada, un uomo le si avvicinò e le chiese dove fosse diretta. L’ingenua bambina non essendo cresciuta con uomini era ben ignara della loro pericolosità, perciò rispose spensieratamente:

“-Vado dalla nonna portarle una torta preparata dalla mia mamma. 

-Abita qui vicino tua nonna? 

-Sì, al 31 Via Merlin. 

-Ebbene, disse l’uomo, vado a salutarla anch’io allora. Facciamo la gara: tu vai da lì, io da qui e vediamo chi arriva per primo.”

Detto questo, l’uomo, essendo biologicamente più dotato di una ragazzina, fece uso delle sue grosse gambe pelate per arrivare prima di Cappuccetto Rosso a casa della nonna. 

Una volta arrivato, l’uomo che aveva preso il tempo di dare un’occhiata al vero nome di Cappuccetto Rosso iscritto sullo zainetto squillò il citofono della nonna che rispose:

“-Chi è?

-Sono Cappuccetto Rosso e ti ho portato una torta, — disse l’uomo in un’irritante nasale imitazione della voce di una bambina.”

La nonna gli aprì l’ingresso e l’aspetto sul palco della porta. Non ebbe neanche il tempo di lasciare un urlo colta com’era dalla sorpresa di vedere un uomo al posto dell’amata nipotina. L’uomo, avvalendosi del momento di panico creato, strangolò la nonna a sangue freddo. Spogliò il cadavere che nascose in un armadio. Si mise addosso i vestiti della donna. Si truccò pesantemente e cambio le comode pantofole con dei tacchi a spillo. Si profumò e si accomodò aspettando l’arrivo della bambina. 

Cappuccetto Rosso viveva in una cittadina ove le donne, accortesi della presenza di lupi manna…— pardon, era un’altra storia, dicevo: di uomini lupanari, si aiutavano a vicenda. Ogni bambina era bambina di tutte le donne e non era possibile che un uomo si avvicinasse ad una bambina sconosciuta senza destare i sospetti delle donne avvicinanti. Allettato alla vista della bambina l’uomo non aveva fatto caso a Berretto Solanas che beveva un caffè in un bar proprio lì accanto dove si era avvicinato a Cappuccetto Rosso. Chiamata così per il cappello ereditato dalla mamma, Berretto Solanas teneva capelli corti neri e la sua apparente magrezza era solo un modo di creare diversione sulla sua destrezza fisica. In passato era riuscita ad ammazzare il più famoso uomo lupanaro del paese, già gravemente ferito da sua madre, e perciò era temuta da tutti. Vista la scena, Berretto Solanas, inghiottì d’un tratto il caffè, pagò la barista e se ne andò ad allertare le amiche della situazione. 

Giocherellando e saltellando, Cappuccetto Rosso finalmente arrivò di fronte al palazzo della nonna. Sulla punta dei piedi, allungò il tenero braccio per suonare sul citofono.

“Chi è?” 

Cappuccetto Rosso non riconobbe la voce profonda ma si disse che visto che la nonna aveva sempre meno pause, il troppo lavorare l’aveva sicuramente stancata e non si preoccupò più di tanto. Rispose, aprì la porta, salì le scale e suonò di nuovo. 

L’uomo, anche se non era il suo primo travestimento, si maledisse per aver dimenticato di controllare la propria voce e si concentrò per renderla più squillante. Spalancò la porta e sorrise lascivamente a Cappuccetto Rosso. 

“Benvenuta amore!” strillò. 

Cappuccetto Rosso, ingenua ma mica scema, rimase alquanto interdetta sulla soglia della porta di fronte ad una nonna che assomigliava più ad un albero di Natale che ad una donna. 

“Entra amore!” stridente strillò. 

Incerta la bambina si avanzò. Che il non avere pause possa cambiare così tanto una persona? 

“-Nonna, come mai hai messo i tacchi? — inquisì Cappuccetto Rosso. 

-È per sentirmi più bella, rispose l’uomo vestito da nonna.

-E perché questo brutto trucco allora? — aggiunse Cappuccetto Rosso. 

-Per nascondere le rughe! — si offese l’uomo. 

-Nonna perché ti metti scomoda e nascondi le rughe per sentirti più bella? — continuò perplessa Cappuccetto Rosso. 

-È perché sono una donna! — si dilettò l’uomo.

-E perché hai qualcosa fra le gambe allora? — chiese Cappuccetto Rosso.” 

A tale domanda l’uomo ghignò, strappò i vestiti, col dorso della mano peluta si tolse il trucco, spalancò le braccia e proprio mentre stava per afferrare la ragazzina dal collo, la porta si aprì in un gran baccano. 

“Fermo là!” 

Berretto Solanas teneva in mano una videocamera. Accanto a lei c’erano la mamma di Cappuccetto Rosso, la zia, la vicina, l’amica, la mamma dell’amica, la maestra, la portinaia e la barista. 

Senza via d’uscita e preso sul fatto l’uomo si arrese e si lasciò trascinare nel servizio di riabilitazione maschile della città. 

Carine son le bambine. 
Allegre van per le loro vie. 
Che la loro felicità 
Non venga rapita
Da chi non ama la vita 
E chi gliel'ha conferita. 
Ferita da lui 
Contro la lei libera. 
Libera la mente 
Che lui dell’amore 
Non sa niente. 
Parassita altro non è, 
è lui che non può fare a meno di te, 
non te a meno di lui. 
 
Felici vadano le bambine, 
ché noi vegliamo su di esse. 

(Immagini di Gustave Doré prese sul sito Gallica).

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